Cass. Civ. Sent. n. 8459/2020: Omessa comunicazione al padre naturale del concepimento del figlio

Cass. Civ. Sent. n. 8459/2020: Omessa comunicazione al padre naturale del concepimento del figlio

Cass. Civ., Sez. III, Sent. n. 8459 del 05/05/2020

Diritti della personalità

Omessa comunicazione al padre naturale, da parte della madre, del concepimento del figlio

 

Nel caso di specie la Suprema Corte ha confermato la decisione di appello di rigetto della domanda di condanna al risarcimento danni per doloso occultamento della procreazione con conseguente ingiusta privazione per il padre, che non ha avuto notizia, da parte della madre, della sua paternità, del rapporto di filiazione.

Secondo la Corte di Cassazione, infatti, viene in rilievo l’esigenza della conoscenza, da parte del soggetto che ha partecipato al concepimento, che la gravidanza è a lui riferibile, consentendogli l’esercizio del diritto/dovere di riconoscimento del figlio naturale ex artt. 250 e 254 c.c. con la conseguente assunzione delle responsabilità genitoriali verso il nato.

Ebbene, la disciplina della filiazione deve essere interpretata conformemente agli artt. 2 e 30 Cost., cioè anticipando, fin dalla nascita l’insorgenza dei doveri genitoriali e dei corrispondenti diritti del minore in quanto ricollegati al mero fatto giuridico della procreazione (cfr. Cass. Civ. Ord. n. 14382 del 27/05/2019; Cass. Civ. Sent. n. 3079 del 16/02/2015). Questo, con la conseguenza che «quella che appare astrattamente configurabile come situazione giuridica di diritto soggettivo assoluto e personalissimo (diritto a riconoscere lo status di figlio), altro non è che una mera manifestazione formale confermativa di una preesistente situazione giuridica da cui deriva il dovere di riconoscimento del figlio naturale che, a sua volta, si sostanzia in una condotta funzionale alla protezione dell’interesse del minore, che trova riscontro nella posizione di soggezione, rivestita dal genitore naturale, nell’azione di dichiarazione di paternità esercitata dal figlio ai sensi degli artt. 269 ss. c.c., e la cui violazione può dare luogo ad una autonoma fattispecie di illecito civile generatore di conseguenze dannose patrimoniali e non patrimoniali azionabili in via risarcitoria dal figlio o dal suo rappresentante durante la minore età».

In definitiva: «l’omessa informazione dell’avvenuto concepimento, da parte della donna consapevole della paternità, pure in assenza di una specifica prescrizione normativa impositiva di tale obbligo di condotta (non rinvenibile nelle norme che legittimano al riconoscimento il padre naturale od in quelle del Dpr n. 396/2000 che prescrivono l’obbligo di denuncia della nascita), può tradursi in una condotta “non jure– ove non risulti giustificata da un oggettivo apprezzabile interesse del nascituro – in quanto in astratto suscettibile di determinare un pregiudizio all’interesse del padre naturale ad affermare la propria identità genitoriale qualificabile come “danno ingiusto” e che viene ad integrare, nel ricorso dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa, la fattispecie della responsabilità civile di cui all’art. 2043 c.c.».

 

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Sentenza n. 8459/2020

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