«Nuove tecnologie e diritto»: La tutela del consumatore nel contratto telematico di compravendita

«Nuove tecnologie e diritto»: La tutela del consumatore nel contratto telematico di compravendita

 

  1. La classificazione giuridica dell’acquirente/consumatore nel contratto telematico

 

Nel precedente articolo ho spiegato come, ai sensi dell’art. 13, primo comma, del Dlgs 70/2003 «le norme sulla conclusione dei contratti si applicano anche nei casi in cui il destinatario di un bene o di un servizio della società dell’informazione inoltri il proprio ordine per via telematica». 

In base all’art. 1469 bis c.c. – introdotto dall’art. 25 della L. 52/1996 in attuazione alla direttiva CEE 93/13 – «Le disposizioni del titolo II del c.c. [Dei contratti in genere] si applicano ai contratti del consumatore ove non derogate dal Codice del consumo o da altre disposizioni più favorevoli per il consumatore». Pertanto, nella compravendita, sia online che offline, l’acquirente viene classificato come consumatore e gode di una specifica tutela sancita dal Codice del consumo (Dlgs 206/2005) che è normativa speciale rispetto al c.c.: «il presente codice armonizza e riordina le normative concernenti i processi di acquisto e consumo, al fine di assicurare un elevato livello di tutela dei consumatori e degli utenti» (art. 1 Codice del consumo).

Occorre specificare che in ogni rapporto giuridico negoziale di compravendita, ai sensi dell’art. 3 del Codice del consumo, le parti si distinguono in:

  • «consumatore, cioè la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale svolta;
  • professionista, cioè la persona fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, o un suo intermediario;
  • produttore, cioè il fabbricante del bene o il fornitore del servizio, o un suo intermediario, nonché l’importatore del bene o del servizio nel territorio dell’Unione europea o qualsiasi altra persona fisica o giuridica che si presenta come produttore identificando il bene o il servizio con il proprio nome, marchio o altro segno distintivo».

 

 

Tanto nelle ipotesi in cui il contratto di compravendita venga concluso nelle forme tradizionali quanto nel caso in cui si concluda in forma telematica, il consumatore/acquirente gode di una specifica tutela ex lege contro l’imposizione, da parte del professionista o produttore/venditore, delle clausole generali e delle clausole vessatorie. 

 

  1. L’accettazione telematica da parte del consumatore delle clausole generali

 

Il contratto di compravendita, che sia telematico o cartaceo, è composto (oltre che dalle condizioni specifiche) dalle condizioni generali, cioè clausole predisposte unilateralmente da una parte, solitamente il professionista/imprenditore. Queste condizioni generali di contratto sono efficaci nei confronti dell’altro contraente, acquirente/consumatore, se «al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza» secondo quanto disposto dall’art. 1341 c.c.

Nel contratto telematico, la conoscibilità, e dunque l’accettazione delle condizioni generali di contratto, è permessa, e dunque il venditore ottempera al suo dovere di rendere la stessa agevole, laddove siano predisposte apposite schermate contenenti tutte le clausole generali contrattuali ovvero appositi link attraverso cui l’acquirente può accedere prima della conclusione del contratto per leggere le clausole in questione. Come trattato nel precedente articolo, tali clausole generali si ritengono legalmente accettate dal consumatore nel momento in cui egli clicca sul pulsante negoziale virtuale, spesso identificato dall’immagine del carrello (si tratta del c.d. contratto di compravendita point and click).

 

  1. La nullità delle clausole vessatorie nel contratto telematico

 

L’art. 33 del Codice del consumo definisce le clausole vessatorie quelle clausole che «determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto» in favore del professionista/venditore. Il comma 2 dello stesso art. 33 elenca alcune clausole che «si devono presumere vessatorie fino a prova contraria». 

L’art. 36 del Codice del consumo sancisce in favore del consumatore una tutela di protezione, classificando le clausole vessatorie sempre e comunque nulle:

«1. Le clausole considerate vessatorie ai sensi degli articoli 33 e 34 sono nulle mentre il contratto rimane valido per il resto.

2. [Inoltre] sono nulle le clausole che, quantunque oggetto di trattativa, abbiano per oggetto o per effetto di: a) escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista; b) escludere o limitare le azioni del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista; c) prevedere l’adesione del consumatore come estesa a clausole che non ha avuto, di fatto, la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto.

3. Tale nullità opera a vantaggio del consumatore e può essere rilevata d’ufficio dal giudice».

In ordine all’accertamento della vessatorietà di tali clausole, l’art. 34 del Codice del consumo afferma che questa «è valutata tenendo conto della natura del bene o del servizio oggetto del contratto e facendo riferimento alle circostanze esistenti al momento della sua conclusione ed alle altre clausole del contratto medesimo». Tuttavia, «la valutazione del carattere vessatorio della clausola non attiene alla determinazione dell’oggetto del contratto, né all’adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi, purché tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile». 

Secondo lo stesso art. 34 del Codice del consumo, però, «non sono vessatorie né le clausole che riproducono disposizioni di legge ovvero che siano riproduttive di disposizioni o attuative di principi contenuti in convenzioni internazionali, né le clausole che siano state oggetto di trattativa individuale». A riguardo della trattativa contrattuale individuale l’art. 36, comma 2, del Codice del consumo afferma che «sono comunque nulle le clausole che, quantunque oggetto di trattativa, abbiano per oggetto o per effetto di: 

a) escludere o limitare la responsabilità del professionista in caso di morte o danno alla persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;

b) escludere o limitare le azioni del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;

c) prevedere l’adesione del consumatore come estesa a clausole che non ha avuto, di fatto, la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto».

 

  1. Conclusioni

 

In definitiva, si può dire che la legge intende tutelare la parte debole (consumatore) in modo che il contratto rappresenti un vero strumento di contemperamento degli interessi delle parti coinvolte. Per questo, il consumatore ogni qual volta si trovi a dover acquistare un bene o servizio online deve sempre poter accedere in modo agile alle condizioni generali del contratto telematico che devono sempre essere redatte in modo chiaro e comprensibile. Ad esempio, sulla piattaforma Amazon sono presenti sia le condizioni generali di vendita, che valgono per tutti i contratti stipulati tra la società e l’acquirente, che sono reperibili sulla pagina web di «aiuto» rinvenibili nella sezione «assistenza e servizio clienti»; sia le informazioni specifiche di ogni prodotto in commercio sul sito web che sono reperibili nella «scheda prodotto». Invece, per quanto riguarda ogni altra clausola che determini un significativo squilibrio, in capo al consumatore, dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, questa è considerata ex lege come vessatoria e di conseguenza ex lege sempre nulla, cioè come se non fossero mai esistite.

 

Dott.ssa Federica Loguercio

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